In pochi rispettano le regole su distanziamento sociale e mascherine

A tre mesi dall’inizio del lockdown, messa in ginocchio dall’epidemia del Covid19, l’Italia è ripartita. La crisi economica e la stanchezza di non aver potuto vivere pienamente sono forse i due principali motori propulsori. Ma i nostri governanti e gli scienziati che in questi mesi ci hanno fatto compagnia ci chiedono di essere responsabili. Pochi accorgimenti: lavare spesso le mani, distanziamento sociale e mascherine.

Eppure, proprio sulle mascherine si è aperto un dibattito senza precedenti. Come si è arrivati a questo? Innanzitutto, la confusione e le spaccature all’interno della comunità scientifica sulla gestione dell’emergenza. Ciò ha dato modo a chiunque di inserirsi nel dibattito consentendo un proliferare di fake news che, tramite i social e agli occhi di molti ingenui, acquisiscono quasi una valenza scientifica nel brevissimo periodo.

Distanziamento sociale 2 - Ragazza toglie la mascherina
Foto di Anna Shvets da Pexels

“Il Covid lo abbiamo già avuto tutti quanti…”

Queste notizie sensazionalistiche, complottiste e al limite della paranoia, contagiano coloro che sono già caratterialmente predisposti a quella che vorrebbe passare per controinformazione. Di fatto, è una falsa informazione. Siti web che arrivano ad una vera e propria negazione della realtà. “Lo Stato ci ha rinchiuso in casa per fare prove tecniche di dittatura”, “ci mettono le mascherine per imbavagliarci definitivamente” e “le mascherine sono cancerogene, ci faranno ammalare per poi farci comprare i farmaci delle multinazionali”. Queste sono solo alcune delle perle trovabili su questa categoria di siti.

Sono poi girati articoli semplicistici secondo i quali tutta la popolazione avrebbe già avuto il virus e sarebbe già dotata di anticorpi. Anche se questi articoli non ci hanno spiegato perché, se tutti gli italiani hanno avuto il Covid, la Lombardia ha avuto oltre 16.000 vittime e la Sicilia nemmeno 300.

Le mascherine sono la rappresentazione visiva della nuova vita che stiamo già vivendo. Negare la loro utilità, rifiutare di indossarle equivale a negare il problema, a negare la realtà, negare gli oltre 33.000 morti. Indubbiamente il bisogno di normalità incide nei comportamenti di tutti. E’ innegabile che le accortezze e le restrizioni non piacciono a nessuno. La fase 3, però, è essenzialmente quella della convivenza con il Covid. In tale ottica ognuno di noi deve trovare un giusto equilibrio tra cosa vogliamo fare e cosa possiamo permetterci di fare.

Bisogna realizzare che dovremo “rallentare” le nostre vite

Per superare questa durissima prova è necessario dimostrare di essere un popolo maturo e responsabile. Bisogna compiere il passaggio dal principio di piacere freudiano al principio di realtà freudiano. Cioè, dall’illusoria onnipotenza e megalomania tipica dell’infanzia, ad un esame di realtà che tenga conto del riconoscimento di quei limiti necessari per adattarsi alla realtà circostante.

Non è il Governo, non è la Scienza a metterci sotto scacco. Siamo noi a fare la differenza. Sempre e soltanto noi, con le azioni, gli attori unici e indiscussi di questa Fase 3. Siamo i responsabili di ciò che accadrà da questo momento in poi.

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