L’assistenza psicologica nel nostro Paese ha notevoli carenze già da parecchi anni

Il Servizio Sanitario Nazionale fu istituito nel 1978 (con decorrenza dal 1980) e, al fine di garantire un’assistenza psicologica ai cittadini, nel territorio sono dislocati i CSM (Centri di Salute Mentale), Servizi di Psicologia, NPI (Neuropsichiatra Infantile) e vari altri enti.

Per accedervi basta trovare i servizi afferenti alla propria ASP di riferimento. Dopo il pagamento del ticket, inizia un primo ciclo di sedute (da 4 fino ad 8) per poi essere rinnovato in accordo con il professionista. Tutto facile quindi? Non proprio. Purtroppo in questo sistema non tutto fila liscio come dovrebbe. Il limite più grande è la carenza di personale e i tempi spesso lunghissimi trascorsi prima di offrire unʼadeguata e continuativa assistenza psicologica. Un adeguato supporto, per essere realmente efficace, ha bisogno di essere costante e continuativo nel tempo. Soprattutto vi è la necessità di una presa in carico nel più breve tempo possibile.

Da molti anni, a livello nazionale si discute e si richiede un intervento strutturale per far sì che aumentino gli psicologi, psicoterapeuti e psichiatri presso il servizio pubblico. Purtroppo non c’è ancora un’adeguata considerazione dellʼimportanza del benessere psichico e, causa anche motivi economici, ci troviamo davanti ad un sistema tuttʼaltro che efficiente.

assistenza psicologica - 1 - psicologa e paziente al muro
Foto di Cottonbro

Lo psicologo di base come punto di riferimento, accanto al medico di base

Negli ultimi anni si sta lottando affinché venga istituita la figura dello “psicologo di base”. Una figura di supporto costante a cui ognuno di noi può far riferimento per la propria salute mentale. Proprio come il nostro “medico di base”. Anche qui, però, siamo ancora nella fase delle discussioni. Un sistema così farraginoso e lento comporta un divario tra chi unicamente può rivolgersi solo al servizio pubblico, sottostando alle regole e i disservizi del caso, e chi può rivolgersi ad un professionista privato pagando cifre che non tutti possono permettersi.

Il rischio, se non migliora il Servizio Sanitario Nazionale, è unʼassistenza psicologica a cui solo in pochi possono accedere. Questo non può che creare danni enormi in una società in cui il malessere psicologico è sempre più diffuso e le richieste troppe per essere tutte adeguatamente accolte.

Solo di tanto in tanto, e di fronte ad eventi di cronaca, ci rendiamo conto di quanto importante sia prendersi cura della propria mente, ma è lampante la moltitudine di disturbi che affligge molti soggetti. Oggi, però, sappiamo che necessitare di un supporto psicologico non vuol dire essere pazzi. Bensì avere cura di sé e avvalersi dellʼaiuto di un professionista che aiuti a superare momenti e fasi di vita. Fasi in cui si capisce che da soli non ce la si fa e uno Stato moderno che ha a cuore la salute dei propri cittadini, non può non tenerne conto.

assistenza psicologica - 2 - ragazzo guarda un tramonto
Foto di Quintin Gellar

Il Covid-19 ha peggiorato la situazione e l’accesso all’assistenza psicologica è ancora più difficile

In Italia, secondo gli ultimi dati dellʼIstituto Superiore di Sanità risalenti ad ottobre 2019, il numero di persone con patologie psichiatriche assistite dai servizi specialistici sono state 851.189 (di cui il 67,6% dei pazienti ha più di 45 anni), mentre le prestazioni erogate dai servizi territoriali sono state 11.474.311. Questi dati non tengono conto di tutti coloro che sono presi in carico dai privati. E nemmeno di tutti coloro che non riuscendo ad accedere ai Servizi territoriali non hanno le possibilità di intraprendere un percorso alternativo. Lʼemergenza Covid-19, tra lʼaltro, ha esasperato il malessere di molti rendendo necessaria una presa in carico più strutturata.

Secondo la Società italiana di psichiatria (Sip) 300 mila persone in più faranno richiesta di assistenza psicologica ai servizi di salute mentale. Un aumento di un terzo di pazienti – denunciano gli psichiatri – che rischia di travolgere la rete di assistenza nazionale in assenza di risorse aggiuntive per nuove assunzioni e investimenti. “Nella fase del dopo-lockdown ci saranno sempre più pazienti con disturbi mentali e sempre meno psichiatri e operatori sanitari in grado di curarli”. Personalmente negli ultimi mesi ho ricevuto una decina di richieste di aiuto, ma nessuno era nelle condizioni economiche di intraprendere un percorso di psicoterapia. Cosa succede quindi a queste persone? Ci rendiamo conto di quanto malessere sommerso, e non accolto, esiste?

Il numero verde attivato dal Ministero della Salute per l’emergenza Covid-19

Il Ministero della Salute e della Protezione Civile ha comunque attivato un numero verde gratuito per provare ad assistere chi, anche a causa del Covid-19, avesse bisogno di assistenza psicologica: 800 833 833.

I disturbi più diffusi: ansia, depressione e insonnia

I disturbi più conosciuti, e riconosciuti, sono i disturbi dʼansia, depressivi e i disturbi del sonno-veglia, tra lʼaltro proprio quelli esplosi durante il periodo di lockdown.
Ma ne esistono di più subdoli, invasivi e difficile da riconoscere. Tra questi i disturbi schizofrenici e psicotici, disturbi bipolari, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti, disturbi somatici, disturbi dellʼalimentazione, disfunzioni sessuali, disforia di genere, disturbi del controllo degli impulsi, disturbi da dipendenze, disturbi di personalità e disturbi del neuro-sviluppo con esordio nel periodo dello sviluppo.

Non vi è salute se non cʼè salute mentale” e uno Stato efficiente dovrebbe saperlo e agire di conseguenza.

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