Il neoliberismo è di fatto tramutato in un anarco-capitalismo che ha portato sul lastrico le fasce più deboli e impoverito il ceto medio

Il neoliberismo non ha retto l’urto del Covid 19. Nei paesi in cui il virus è arrivato in maniera prepotente, l’economia si è schiantata contro un muro e adesso va a singhiozzo a causa dei ripetuti lockdown. Tutti i capi di Stato si sono affrettati a giustificarsi dicendo che una pandemia è imprevedibile e di difficile gestione poiché richiede improvvisamente un numero spropositato di medici e di posti letto. Questa tesi è vera solo a metà.

È più corretto dire che il numero di medici e di posti letto necessari per gestire questa pandemia è spropositato per una società in cui vige il capitalismo e la sanità pubblica, già in difficoltà, deve pure generare profitto. Se è vero che questa pandemia avrebbe messo in difficoltà anche un sistema sanitario perfetto, è vero anche che affrontare la pandemia con un sistema sanitario un po’ più efficiente del nostro, ci avrebbe consentito di registrare un numero di morti di gran lunga inferiore e di subire chiusure più leggere.

La responsabilità degli ultimi governi, da Berlusconi a Conte

In Italia, invece, tutti i governi degli ultimi quindici anni hanno tagliato i fondi destinati alla sanità pubblica aumentando invece quelli destinati alla sanità privata. Scelta incomprensibile da un punto di vista sanitario e che fa sorgere il sospetto di ragioni «affaristiche». Ancor prima dell’irruzione del Covid, in molti ospedali del Centro-Sud non era possibile ottenere cure adeguate al Pronto Soccorso. Già allora i pazienti con codice rosso erano tenuti ad aspettare una decina di ore prima di ricevere assistenza. Già allora non era possibile nemmeno ottenere cure adeguate per patologie «ordinarie» come quelle oncologiche e cardiovascolari. Di fatto, i pazienti che ne avevano facoltà si spostavano al Centro-Nord dove potevano fare affidamento su strutture decisamente più efficienti.

protesta contro i tagli alla sanità
Protesta contro i tagli alla sanità

Un disastro annunciato

Così, l’Italia, fra i sette Paesi più potenti al mondo, si è ritrovata a dover affrontare una pandemia con un sistema sanitario inadeguato ad affrontare anche una situazione ordinaria. Il governo ha dovuto fronteggiare un enorme guaio sanitario mentre, di conseguenza alla pandemia, ne sorgevano altri di natura economica e sociale. Il risultato è stato un disastro ben prevedibile. Gli ospedali sono al collasso con il personale obbligato a lavorare il doppio per sopperire alla carenza di personale. Allo stesso personale vengono negati tamponi e dispositivi di protezioni, facendo così degli ospedali il luogo meno sicuro. Le aziende a cui il Governo ha imposto la chiusura hanno ricevuto poche e inadeguate forme di sostentamento o non ne hanno ricevuto affatto. Stessa sorte per i lavoratori.

Un passo indietro: cos’è il neoliberismo?

Friedrich Von Hayek e Milton Friedman, ideologi di riferimento di questa dottrina economica, sostenevano che la società si regge sull’individualità e limitare le libertà finanziarie degli individui, per mano dello Stato, è un’opzione che si rivela sempre fallimentare. La proprietà privata era, secondo loro, il fondamento della civiltà.

Il neoliberismo punta quindi il dito contro gli interventi dello Stato sul mercato al fine di evitare concorrenze sleali causate da favoritismi. L’obiettivo è quello di garantire, a tutte le aziende, libertà di mercato e libertà politica. Promette più benessere e più diritti per tutti, con la possibilità di perseguire un arricchimento individuale tramite il quale raggiungere la felicità. Questo nella teoria.

La strategia delle aziende monopolistiche e le conseguenze sulla società

Nella realtà dei fatti, imprenditori e investitori hanno cavalcato scriteriatamente questa libertà per creare monopoli a loro volta. Si sono create gravi disuguaglianze sociali e l’ecosistema è stato danneggiato in maniera dissennata con una sovrapproduzione di beni e servizi. Le aziende si sono buttate a capofitto sulla massimizzazione dei profitti di breve periodo anziché sugli investimenti di lunga durata, necessari per intraprendere un percorso di innovazione. I lavoratori hanno visto i loro contratti diventare sempre più flessibili e precari, e le condizioni di lavoro sempre più insostenibili.

Neoliberismo 1 - lavoratori stanchi e sporchi
Foto di Vjataprama da Pexels

I sostenitori del neoliberismo presentano il mercato come un sistema in cui è il consumatore ad avere il potere di scelta, secondo il motto di “Questo è ciò che vuole il mercato”. Il mercato è di fatto una parola che viene utilizzata per celare un determinato gruppo di aziende multinazionali con capitali enormi e mezzi potenti al punto da decidere dove e come indirizzare i gusti del consumatore e il prezzo a cui esso è disposto a comprare un bene o un servizio. Tutto ciò ha ovviamente generato una concorrenza sleale nei confronti delle piccole e medie aziende presenti sul mercato. Questo potere economico raggiunto dalle multinazionali è diventato poi anche politico, costringendo molti governi del mondo a delle condizioni di sottomissione.

Le conseguenze sull’ambiente

Si è pagato un prezzo altissimo anche dal punto di vista ambientale. Le industrie hanno iniziato a modificare prepotentemente le condizioni di vita dell’uomo e degli animali, incentivando un acquisto via via crescente di beni e servizi sfociando quindi nel consumismo. Sperimentarono poi la sovrapproduzione, producendo quindi beni e servizi in quantità maggiori alle richieste dell’uomo e fecero ricorso all’obsolescenza programmata e alla vendita a rate. Fu consentito così a miliardi di consumatori di acquistare beni e servizi che prima non potevano permettersi. Beni e servizi la cui produzione e offerta ha generato inquinamento e devastazione di aree verdi. Nell’ultimo secolo, l’uomo si è quindi abituato a vivere al di sopra delle proprie possibilità e, di conseguenza, anche al di sopra delle possibilità dell’ambiente in cui vive. E anche la nascita e la diffusione del Covid, sono una conseguenza di tutto questo.

industria

La competizione non funziona

La società in cui il neoliberismo agisce, inculca il valore della competizione come salutare e non solo tra le aziende, ma anche tra i lavoratori e nella società in generale. Teoria che però non trova alcun riscontro dal punto di vista scientifico. Numerose ricerche sulla competizione evidenziano che essa è, in tutte le sue forme, sostanzialmente distruttiva per la psiche umana. In ogni ambito, dall’educazione all’economia, passando per lo sport e l’arte, oltre a non portare alcun beneficio, la competizione è anche causa di diversi disagi psichici.

Le prime applicazioni di neoliberismo

Pinochet in Cile, Thatcher in Gran Bretagna e Reagan negli USA

Il primo esperimento di applicazione delle teorie neoliberiste ebbe luogo nel Cile di Pinochet a partire dal 1973 e fino al 1988. Taglio della spesa pubblica del 50% con il quale si distrussero l’istruzione obbligatoria e la sanità pubblica, tasso di disoccupazione che passò dal 4,3 al 22%, crollo dei salari del 40%, e la fascia di popolazione sotto la soglia di povertà raddoppiò. Ancora oggi il popolo cileno è povero e costretto ad indebitarsi a livelli non sostenibili pur di garantirsi diritti fondamentali come salute e istruzione. Politiche simili furono attuate, anche se con meno ferocia, da Thatcher in Gran Bretagna e Reagan negli Stati Uniti. Tracce di neoliberismo si riscontrano pure nei governi di centro-sinistra di Clinton, Blair e Prodi.

Questo allargamento a macchia d’olio del neoliberismo ha portato ad una società divisa e profondamente classista. Oggi l’1% di essa ha il doppio della ricchezza totale del restante 99%, cioè di 6,9 miliardi di persone. (Fonte: Oxfam)

Neoliberismo 3 - Manifestanti a Santiago, Cile, 2019
Manifestanti in una piazza di Santiago del Cile, 2019

Il neoliberismo non regge le crisi economiche

Come abbiamo detto, il neoliberismo prevede che lo Stato non intervenga per regolamentare il libero mercato per evitare di influenzarlo e di creare favoritismi verso questa o quell’altra azienda. I fatti ci hanno dimostrato però che, in tempi di crisi ma non solo, le aziende più grandi vanno poi a battere cassa allo stesso Stato per ottenere cospicui finanziamenti a fondo perduto.

E in economia, le crisi non sono eccezioni ma episodi frequenti e ciclici: solo negli ultimi centocinquant’anni si contano la lunga depressione tra il 1873 e il 1895, la grande crisi (o crollo di Wall Street) del ‘29, la crisi europea del dopoguerra, lo shock petrolifero del ‘73, la crisi argentina tra gli anni novanta e duemila, la grande recessione americana del 2007 e la conseguente e mai risolta crisi europea, iniziata nel 2008 e che ci ha accompagnati fino all’attuale crisi causata dalla pandemia da Covid 19. E spesso le crisi sono persino volute da alcune aziende monopolistiche.

Neoliberismo 3 - Impiegati di borsa

Un sistema instabile, incoerente e iniquo

Ed è stata proprio la lunghissima crisi europea degli ultimi dodici anni a dare definitiva conferma che il neoliberismo è una strada senza sbocco. Si è rivelato instabile, incoerente e ingiusto sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista sociale, sia dal punto di vista ambientale. Sono ormai folte le schiere di sociologi, politologi ed economisti che invocano l’abbandono di questo paradigma.

Si può uscire dal neoliberismo?

Il Fondo Monetario Internazionale, ente che ha sdoganato e promosso il neoliberismo, negli ultimi anni ha fatto dei passi indietro mettendo in dubbio alcuni fondamenti di questa dottrina e ammettendone, con ambiguo ritardo, l’iniquità. Nel 2016 aveva inoltre ipotizzato che per giungere al fallimento della macchina neoliberista, bisognava aspettare l’implosione della stessa. Implosione che sarebbe dovuta arrivare con la scarsità di posti di lavoro causata dalla robotizzazione, ma il Covid ha accelerato il processo. Lo scorso settembre anche Conte ha invitato ad un cambio di paradigma, evidenziando come il capitalismo neoliberista abbia distrutto il valore d’impresa e ridotto il lavoro a mera attività di produzione. Resta da capire quali siano le reali intenzioni nascoste dietro questi annunci.

Se, come sembra evidente, il neoliberismo ha fatto il suo tempo, non è ancora chiaro se i governi hanno una reale volontà di archiviarlo. E nemmeno se questa volontà sarà sufficiente per svincolarsi dal potere politico acquisito dalle multinazionali in questi quarant’anni di sregolata libertà.

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