Disabilità e scuola. Inclusione e risultati. Se vogliamo scoprire in che modo queste parole sono collegate tra loro, dobbiamo partire dall’inizio. Per gli alunni con disabilità il percorso è sempre stato piuttosto complesso. Già nella fase di scelta del percorso educativo, la scuola superiore non è sempre in grado di fornire risposte. I genitori, combattuti tra l’eventualità di un fallimento e la volontà di fornire ai propri figli degli strumenti supplementari per affrontare la vita, ripetono la stessa domanda a professori e dirigenti: ho una figlia, un figlio, con disabilità, che esperienza avete? Dai più pimpanti “abbiamo appena rifatto le rampe di accesso” alle melliflue “Disabile? Non un liceo, per carità!”. Passando per “Vedete quello stand in fondo? Chiedete lì”.

Gli insegnanti non sono preparati

La ragione è semplice: le scuole non sono (tutte) pronte. Le motivazioni sono difficilmente sintetizzabili ma una costante sembra essere legata al capitale umano. Gli insegnanti, spesso impreparati alla presenza di un alunno fuori dagli schemi tradizionali: studioso, non studia, ha le capacità ma non si applica, potrebbe fare di più. Quegli stessi docenti che confondono pietismo e inclusione. Sono molti gli studenti con disturbi dell’apprendimento o disabilità che non hanno una certificazione. Se per i primi ci sono difficoltà di applicazione dei PEI (Piani Educativi Individualizzati) modulati sul singolo studente, per gli altri ancor più remota è la possibilità che la scuola intraprenda un percorso di sostegno strutturato.

disabilità e scuola 2 - aula vuota
Foto di Dids

Un secondo elemento di difficoltà è l’integrazione con i compagni. Gli insegnanti non appaiono in grado di individuare meccanismi sottili e perversi di isolamento dei soggetti più fragili. Non serve arrivare agli episodi, molto frequenti, di video rubati in classe e postati con commenti feroci per avere percezione della situazione. A volte basta una ricerca da fare in gruppo, dove informazioni e carico di lavoro sono distribuiti col preciso intento di mettere in difficoltà e non quello, appunto, di fare gruppo. La presenza dell’OSS, operatore socio-sanitario per l’ integrazione tra l’alunno con disabilità e i compagni è un valido aiuto, ma spesso il monte ore è limitato da esigenze di bilanci sempre più disarmanti.

La scuola è fatta su misura per chi non ha disabilità

Gli ultimi dati del MIUR su disabilità e scuola parlano di circa 78.000 alunni disabili nelle scuole superiori quest’anno, in leggero aumento rispetto al 2016 e distribuiti in maniera sostanzialmente omogenea sul territorio nazionale. Altrettante famiglie, con estrazione, cultura ed aspettative diverse, vivono l’esperienza scolastica con apprensione, perché, se per gli alunni con disabilità le infrastrutture sono fondamentali, rampe e corrimano non bastano. Con la pandemia, i limiti del sistema scuola sono venuti alla luce del sole evidenziando ancor di più come la scuola sia fatta su misura soltanto per gli studenti “normali”, mentre quelli con disabilità vengono considerati come eccezioni. Anche se sul sito del MIUR, disabilità e scuola sembrano andare d’amore e d’accordo.

disabilità e scuola 3 - ragazza in carrozzina fa dad
Foto di Artem Podrez

La didattica a distanza che in qualche modo garantisce l’erogazione della formazione, unisce studenti e professori ma può rappresentare, per alcuni, un muro “trasparente”. Proprio sulla base di queste considerazioni, un piccolo aiuto è arrivato dal Governo: dall’anno scolastico 2020/2021, per gli alunni certificati è possibile, infatti, frequentare le lezioni in presenza anche durante la chiusura della scuola, affiancati dagli insegnanti di sostegno e in collegamento con la classe. Un aiuto indubbiamente concreto in un momento nel quale uno studente su tre è a casa. La differenza di partecipazione e rendimento tra l’anno in corso e quello precedente, per gli alunni certificati, è un dato oggettivo rilevato da alcuni istituti di istruzione secondaria superiore, in alcune regioni italiane.

Disabilità e scuola: manca un vero progetto

Quello che ancora manca è un progetto di inclusione che nulla ha a che vedere con la presenza in aula. È una lista di cose da fare che parte da un principio semplice: uno studente sente di avere un valore se viene trattato come tale dagli insegnanti e nel gruppo classe. Se gli viene data, come agli altri, una prospettiva di crescita e se si valorizzano le sue doti, non un elenco dei suoi limiti. Spesso invece i PEI si basano sul principio degli obiettivi minimi necessari per arrivare al diploma e sono fonte di comodi equivoci e molti insegnanti vanno al ribasso con la certezza che un alunno con disabilità sia una causa persa.

Il ruolo dell’insegnante di sostegno è ancora marginale

Un esempio su tutti: la valutazione del rendimento. Quante volte, per difesa del proprio ruolo all’interno del consiglio di classe, l’insegnante di ruolo esclude l’insegnante di sostegno nella preparazione e nella valutazione delle prove? Quante volte l’insegnante che coordina il sostegno non affronta i colleghi che fanno un copia-incolla di PEI precedenti o di altri studenti? Quanti dirigenti scolastici garantiscono il rilevamento dei miglioramenti nell’inclusione, nella memoria a lungo termine, nella capacità di apprendimento di studenti disabili? Quando la famiglia ha consapevolezza dei diritti per vigilare e forza di intervenire con i referenti scolastici, i problemi possono essere individuati. L’alunno che invece non beneficia di questa “protezione”, viene abbandonato e lì si crea il vuoto tra disabilità e scuola.

disabilità e scuola 4 - banchi di scuola vuoti
Katerina Holmes

Inclusione non è compassione

Inclusione non significa essere “buoni”, provare compassione e dare la sufficienza “politica”: significa capire quali difficoltà affronta uno studente con disabilità e garantirgli tutti i mezzi necessari per raggiungere gli obiettivi che è in grado di raggiungere. Se la scuola non è in grado di garantire questo, disattende uno dei diritti fondamentali dello studente con disabilità, quello della “promozione dell’inclusione scolastica e riconoscimento delle differenti modalità di comunicazione” inserito nella Riforma di istruzione e formazione del 2015, ove uno degli obiettivi era la volontà di adottare l’inclusione scolastica come elemento di garanzia della qualità dell’istruzione. Con tanto di indicatori per l’autovalutazione degli istituti scolastici su questo tema fondamentale.

Il progetto di inclusione previsto dalla legge molto spesso manca nei singoli istituti. Manca la sua applicazione pratica. Si riduce, per uno studente con disabilità, alla fortuna di avere almeno un paio di professori che, armati di buon senso, collaborano con insegnanti di sostegno preparati e determinati e la famiglia, con l’occhio vigile del dirigente scolastico o del suo vice. Questo, però, non basta in situazioni ordinarie, figuriamoci al tempo del Covid.

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